L'artista
Oggi, epoca di arte visiva in cui coesistono diverse linee espressive e grande
varietà di linguaggi, pur persistendo divergenze ideologiche tra arte figurativa
e arte informale e, più accentuate ed attuali, tra pittura
propriamente detta e arte multimediale, non si può ignorare, dal punto di vista
critico, che il prodotto estetico è un evento legato al valore individuale di un dato
artista, indipendente dalle mode e dalle imposizioni critiche.
In tale senso ha diritto di pronuncia ogni opera, sia iconica, purché
priva di condizionamenti ideologici e di cascami romantici o narrativi, sia aniconica sperimentale,
purché concepita senza pregiudizi e senza obbedienza alle leggi di mercato.
In piena libertà espressiva, nell'attuale eclettismo, superato l'inutile dibattito
sul "desueto" e sul "nuovo", c'è una sempre più diffusa presenza di
postfigurativo che, pur avendo radici nella grande tradizione, ha assunto carattere
autonomo in quegli artisti che, a conoscenza dell'apporto innovatore dell'avanguardi
e della neoavanguardia, hanno scelto, consapevolmente e per sincerità culturale, un realismo
anticonvenzionale che opera sulle strutture linguistiche, esprimendo problematiche sociali.
A questa categoria di pittori appartiene Ignazio Pandolfo il quale,
ricercando una realtà più profonda, domina la forma per bisogno di maggiore precisazione,
in un'aderenza al segno così oblativa da suscitare energia vitale.
Egli penetra con il veicolo dell'invenzione e della visione interiore in una nuova dimensione dove
le tematiche fantastiche esprimono un ritrovamento di sentimenti primari e genuini e generano le
proiezioni figurali del proprio esistere.
Dalla libertà fantastica, da un'accesa visionarietà che usa il colore con forza
persuasiva come primo e fondamentale strumento espressivo, dalla vigoria del segno, nasce il
linguaggio di Pandolfo, singolare sintesi postmoderna di esperienze
a lui congeniali dell'arte novecentesca.
Da una memoria disancorata da esperienze sensibili e concrete, da un'interiorità ricca e umbratile,
fatta di gioia e dolore, mitezza e aggressività, ardore vitale e lucida intelligenza, esplodono
colori violenti e prendono forma animali dalla malinconia umana,
strani e mostruosi insetti dalle chiuse ed alienanti corazze, portatori di inquietante
diversità, e di estraneità che sembrano alludere al senso di separatezza che domina i rapporti
interpersonali nella società contemporanea.
Anche le figure umane ora avvinghiate cannibalesche, ora emergenti da fondi melmosi,
ora metaforiche, esprimono solitudine ed alienazione.
Sotto la luce del cromatismo forte ma dominato con mano sicura, la natura dall'abnorme
esplosione vegetale le creature aliene che l'abitano, sono segnali di estraneità ma anche di
nostalgia di un paradiso perduto.
Da questo sentimento di perdita e di amore, dalla lucidità intellettuale in cui è
vissuto lo stato di dissociazione epocale, dall'immersione in un mondo inventato
ma più vero del reale, si sprigiona un'energia suggestiva e captatrice.
La pienezza dei sensi tesi a liberare le pulsioni del complesso mondo interiore si dispiega
in una gamma di colori puri, accostati in totale libertà, cosicché la natura
sentita come amore risulta estrosamente trasfigurata in una felice fusione tra intuizione poetica e
linguaggio.
La lussureggiante vegetazione, le frementi e sinuose linee del fogliame, gli esseri che a qualunque mondo
appartengano sembrano permeati di pensosità umana, tutto è circonfuso di
stupore estatico e di quella tacita impenetrabilità che ricordano
l'arte del Ligabue, il fascino misterioso del Doganiere.
Ma è diversa la natura espressiva di Pandolfo: il rapporto tra pensiero e visione
interiore, i temi che emergono tra libertà espressiva e progettualità, tra estraniamento
e aggressività, tra razionali moduli compositivi e furore cromatico,
siglano la coesistenza di razionale ed irrazionale, sintesi che determina il carattere linguistico e il
fascino metaforico insito nelle linee generali di questa pittura.
Il tutto filtrato dall'intenso sguardo del pittore che, contemplando il mistero del mondo,
trasforma la visione del reale in visione fantastica e metareale.
Ignazio Pandolfo, pittore autodidatta,
fotografo digitale e scrittore vive e lavora a Messina.